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Dopo aver visionato un found footage ritraente il mostro di Frankenstein, il direttore di un giornale di provincia decide di inviare due reporter in Transilvania per indagare sulla vicenda.

Una volta giunti nel Vecchio Mondo, il duo dovrà sgarbugliare una semplice matassa condita da un’ingenua componente mistery e da svariate supercazzole che porterà alla scoperta di un covo segreto e di un mad doctor con disturbo dissociativo d’identità.

Analizzando la pellicola, è chiaro fin da subito che la redazione per cui lavorano i nostri compagni di merende, sia una becera testata giornalistica di scoop inesistenti. Alle pareti è possibile notare prime pagine che strillano: “Are alien creatures using your body for sex while you sleep?”.

Il giovane Jeff Goldblum, un anno prima de La Mosca, interpreta Jack Harrison: un giornalista capace, incentivato da una continua ricerca di un’esclusiva e indignato per questo assurdo compito impostogli. A fargli da spalla, troverà uno sprovveduto Gil Turner, impersonificato da Ed Begley Jr.

L’accostamento tra i due personaggi è ben bilanciato; e mentre il primo è un abile segugio che fiuta piste e scova indizi, il secondo brucia qualsivoglia copertura e attira su di sé gli scherni dei popolani.

Dopo questo veloce siparietto ambientato negli States, si aprono i titoli di testo con un fatto curioso: l’aereo che decolla è palesemente differente da quello ripreso in volo e da quello che infine atterra. Ingenuo errore, o chiaro riferimento alla mancanza di una tratta intercontinentale diretta tra U.S.A. E Romania?

Notevole, inoltre, il treno notturno che viaggia tra monti innevati, in grado di far risvegliare anche i più assopiti parafiliaci del modellismo ferroviario.

Giunti a destinazione, Jack & Gil troveranno una meta ormai svuotata del proprio fascino gotico e soppiantata da attrazioni turistiche fatiscenti degne solo di Alan Ford e del gruppo TNT.

Ospitati nel castello del sindaco (una sorta di sballato cappellaio matto che ghigliottina uova, ironizzando sul fatto che in America usino invece la sedia elettrica), veniamo a conoscenza della servitù: una combriccola di folli borderline in grado di far piovere gag in un continuo diluvio di risa isteriche. Forse alcune trovate comiche potranno sembrare banali o incomprensibili a causa di un non troppo riuscito doppiaggio; ma la scena della colazione tiene testa ai “germi miei” di Scary Movie 2. Da notare che nemmeno Goldblum riesca a trattenere le risate durante il ciak.

Dopo un paio di fallimenti nelle indagini, i reporter scovano la pista giusta che li porta ad intrufolarsi in un manicomio e alla conoscenza del dottor Malavaqua (un medico ormai radiato dall’albo che continua in segreto i suoi esperimenti).

In concomitanza, con un montaggio alternato da far impallidire Griffith, ci vengono mostrati i vani tentativi di depistaggio da parte del sindaco e del capo della polizia intenti ad insabbiare qualsiasi storia che possa riportare in auge i nomi delle antiche leggende folkloristiche locali.

A circa cinquanta minuti dall’inizio della pellicola, ci viene mostrato il laboratorio di Malavaqua (che si trasforma in una sorta di Mr. Hyde ogni qualvolta oltrepassa l’ingresso del suo covo) in cui tiene prigioniero al suo interno tutte le antiche glorie horror della Universal.

Scovati dalla polizia e da un gruppo di popolani che vuole linciarli in pubblica piazza, assisteremo ad un banale plot twist con happy ending: in realtà il mad doctor, altri non è che un filantropo intento ad aiutare un gruppo di freaks.

Ecco allora che le creature ci vengono mostrate per quello che in realtà sono: la vampira altri non è che una ninfomane in cerca del vero amore; la mummia scopre le vesti, mostrandoci la donna più bella di tutta la Romania; l’uomo lupo è un povero individuo che soffre di ipertricosi e che si sottopone a sedute di elettrolisi per poter, a detta sua, andare in spiaggia.

Il dialogo finale sembra dettato da un Giovanni Verga ottimista e intriso di speranza. Radu, membro della servitù, ultimo tra gli ultimi, lancia un monito ai popolani e agli spettatori inneggiando ad una rivolta di classe che si tramuta in rivolta metafisica: improvvisamente, assieme a suo figlio e sua moglie, perde la gobba e assume una posizione composta, quasi trascendente.

Dirige con alcuni scivoloni sui tempi del racconto, il maestro Rudy De Luca, che dieci anni più tardi sceneggerà la pellicola di Mel Brooks, Dracula morto e contento; concedendoci anche un piccolo cameo con le braghe abbassate intento in un animalesco atto sessuale tra i rovi delle foreste transilvaniche.

Finanziato dalla Dow Chemical Company con un budget di 3 milioni di dollari, il film venne girato per motivi di fondi congelati dall’azienda, in territorio jugoslavo.

Piccola curiosità per i lettori di Malastrana: il titolo originale dell’opera, Transylvania 6-5000, è lo stesso di un corto animato della Warner Bros del 1963 con protagonista Bugs Bunny. Entrambi i titoli però, si rifanno al brano Pennsylvania 6-5000 di Glenn Miller del 1940.

Luca Caponi

Una notte in Transilvania

Titolo originale: Transylvania 6-5000

Anno: 1985

Regia: Rudy De Luca

Interpreti: Jeff Goldblum, Ed Begley jr., Michael Richards, Geena Davis, Jeffrey Jones, John Byner, Carol Kane

Durata: 93 min.

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